Perché i capelli sono l’ossessione del web?

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78 milioni di query, milioni di post su instagram, i capelli sono uno dei topic più forti del web. A D.it ci siamo chiesti perché l’ossessione tocca tutte le generazioni ma in particolare i Millennials. Ad aiutarci a capire il fenomeno abbiamo chiamato un team di esperti

rovate ad andare su Instagram e a cercare l’hashtag Hairstyle: potrete sfogliare oltre 32 milioni di post. La parola Hair ne vanta quasi 140 milioni. Haircolor quasi 14 mentre Haircut oltre 21 milioni. Anche #capelli non se la passa male superando il milione di post. Questo giochino serve solo ad introdurre un tema che da tempo ormai viene studiato: l’ossessione web per i (nostri) capelli. Secondo uno studio condotto dalla società di ricerche ToteNext e riportato da Cosmetica Italia, nel periodo da luglio 2014 a tutto il 2016 sono state raccolte e codificate per l’Italia circa 78 milioni di query relative agli argomenti “capelli” e “cuoio capelluto”.

Un interesse sempre crescente, dunque, come ci conferma anche Franco Curletto, hairstylist e partner L’Oréal Professionnel, al quale abbiamo chiesto aiuto per tentare di capire meglio questa “ossessione” verso l’universo hair care ed hair styling e di decifrarne il significato e l’origine. «L’interesse verso i capelli è più forte che mai e oggi la rete lo dimostra» conferma, «Certo i capelli, dato il loro aspetto tangibile e visivo, sono meno facili da comunicare rispetto al make up ma è indubbio che suscitano molto interesse, soprattutto se ci si focalizza sulle classiche caratteristiche individuali». Anche la tempistica è cambiata: fino a un paio di anni fa si aspettavano i trend che duravano due, tre, anche cinque anni,mentre oggi questo non c’è più, tutto si consuma in fretta e le novità possono durare poco o tanto o addirittura passare senza che ce ne accorgiamo».

Tempo fa si aspettavano i trend che duravano nel tempo, mentre oggi tutto si consuma in fretta

Ma torniamo ai numeri: nel settore hair care si registra un aumento del 13% di vendite nei primi sei mesi del 2017 come riportato dalla società di ricerche Pambianco. Mentre, sempre Cosmetica Italia, citando uno studio della società di analisi Euromonitor, “The impact of millennials’ consumer behaviour on global markets”, rende noto che i millennials sono più ossessionati dalla cura e dalla bellezza dei capelli rispetto alle generazioni precedenti e anche alla successiva, l’emergente generazione Z. Infatti, il 32,9% di loro utilizza uno shampoo da tre a cinque volte a settimana contro il 28% dei loro genitori, oltre a mostrare una maggiore attenzione verso prodotti anti-caduta, protettivi pre-brushing e soprattutto per lo shampoo secco, utilizzato dal 7% di loro, rispetto al 2,7% dei più “anziani”.

Ma come dobbiamo leggere questi numeri? Significa che le vecchie generazioni faticano a rompere gli schemi o che questi dati stanno semplicemente a testimoniare ciò che si era già intuito, ovvero un diverso approccio alla bellezza da parte della new generation? «Le giovani e giovanissime sono molto più preparate rispetto alle madri e noi lavoriamo molto bene con questo pubblico» continua Curletto. «Sono informate su tutte le tendenze, termine oggi utilizzato e inteso con un diverso spirito: mentre nei decenni scorsi la donna aspettava la tendenza, oggi le ragazze cercano di intercettarla. La capacità dei giovani è questa, selezionare nel mucchio».

CAPELLI E NUOVE GENERAZIONI

Perché i capelli sono l'ossessione del web?

Certamente se osservato attraverso la lente della rete l’interesse mostrato dalla Y e Z generation verso i capelli risulta preponderante soprattutto grazie ai social network e ai nuovi punti di riferimento, gli influencer, dei quali sempre Franco Curletto riconosce l’importanza e la responsabilità: «La situazione è però in mutamento e la rete dovrà trovare figure da accreditare come valide fonti, perché i giovani cominciano a discernere le fake news anche in questo settore, quindi occorre che si creino delle figure di riferimento per capire quello che sarà o che è. E penso che oggi sia l’influencer a fare la differenza perché è colui che dialoga, che può rappresentare una voce valida e autorevole. E per influencer non intendo soltanto la blogger di turno, ma in generale chi scrive in rete, a cui viene affidato un compito gravoso che è quello di dire il vero, di prevedere e non di “spingere” o accreditare tout court. Questo è anche l’elemento che eleva il tratto morfologico di internet, dove ormai il fake è dietro l’angolo e occorre saperlo intercettare», conclude Curletto.

Di valenza più psicologica che socialerispetto al passato parla invece la dottoressa Adelia Lucattini, psichiatra e psicoanalista, alla quale abbiamo chiesto di spiegarci se le nuove generazioni hanno un approccio psicologico differente rispetto ai loro genitori. «I capelli sono messaggi non verbali molto chiari di libertà e di espressione di sé» spiega Lucattini. «E credo che questa riscoperta che avviene oggi anche attraverso i social sia un’affermazione di individualità, perché i capelli sono proprio una parte dell’identità e strumento di affermazione di sé e della propria crescita personale, del passaggio dall’infanzia all’adolescenzaall’età adulta. Nei giovani, ad esempio, la possibilità di cambiare il colore delle punte trovo sia un modo bellissimo di giocare con il proprio corpo, esprime molte cose, uno stato d’animo, un momento, la fine o l’inizio di un amore, un cambiamento. E non trascurerei nemmeno le extension che danno la possibilità, anche nei bambini e negli adolescenti, di fare i primi tentativi di appartenere a una dimensione più adulta: i capelli in questo giocano un ruolo fondamentale. I ragazzi le provano tutte e la possibilità di mettere queste ciocche colorate permette di fare degli esperimenti con il proprio corpo»Ma i capelli, spiega la psicologa, hanno anche una valenza sessuale: «I capelli hanno a che fare con la sessualità e con la sensualità. Lo diceva già Petrarca quando faceva il gioco di parole tra Laura e l’aura, il vento che corre tra i capelli di Laura, perché le chiome al vento sono il modo attraverso il quale l’amore e la sessualità si manifestano. Attraverso il loro movimento è come se permettessero di visualizzare quell’impalpabile che noi viviamo come sentimento, come emozioni e impulso».

CAPELLI, APPARTENENZA SOCIALE E LIBERTÀ

Con la chioma però manifestiamo anche una scelta di stile, l’appartenenza a un gruppo o a una classe sociale: «Nell’antichità romana troviamo molte sculture che mostrano come la lunghezza dei capelli fosse proporzionale alla posizione sociale. Mentre nel ‘600 alla reggia del Re Sole le nobildonne indossavano parrucche così alte per rappresentare la loro femminilità e il loro rango da avere dei servitori che le sostenevano», spiega Lucattini. «Poi è accaduto che con il ’68 e la rivoluzione sessuale le donne hanno scelto di non portare più solo i capelli lunghi e di tagliarli come gli uomini, il che prima era proibito perché segno di disonore e di reato.Non a caso venivano tagliati i capelli alle donne in carcere e nei manicomi. Ormai sono passati oltre 50 anni e c’è stata una forma di riscatto. Oggi viviamo una grande riscoperta della libertà per le donne ma anche, osservo con piacere, negli uomini: la libertà di poter utilizzare i capelli come messaggio di tipo sociale e sessuale, ma anche semplicemente come abbellimento per il corpo e come ornamento. Fino agli anni ’80, questo non era possibile perché ad esempio nella società benpensante colorare i capelli denotava fragilità del carattere».

E se negli anni ’70 gli uomini portavano i capelli lunghi come segno di protesta o di appartenenza politica o culturale, oggi lo fanno anche per puro ornamento e piacere, in un fenomeno che gli antropologi chiamano di “controculturazione” che riguarda una commistione di stili senza particolari implicazioni sociologiche. Lucattini attribuisce anche il nuovo valore che i capelli stanno assumendo alla scienza e alle tecnologie, che permettono di cambiare più frequentemente colore, taglio, texture senza problemi di salute. Pensiamo ad esempio al colore e a come ultimamente è stato utilizzato, non soltanto dai giovani, a scopo anche ludico e accessoriale. «È vero, si tratta di un gioco» conferma Adelia Lucattini, «la riscoperta della capacità di giocare anche negli adulti, che non significa essere infantili, ma sperimentare una dimensione ludica e una sensazione di libertà». Dello stesso parere Franco Curletto, il quale non solo ritiene che il colore abbia dato la possibilità di sperimentare e divertirsi anche agli adulti, ma attribuisce il merito di tutto questo a internet, che concede la possibilità di spaziare, cercare e scovare esempi da replicare senza limiti. Insomma, “oggi con un telefono si fa il giro del mondo”.

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