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DA QUALCHE tempo è presente su Twitter l’hastag #ItsNotInYourHead (non è nella tua testa) che vuole sensibilizzare le donne riguardo la vulvodinia una condizione caratterizzata da una sintomatologia dolorosa   al tocco anche lieve della zona vulvare. La vulva rappresenta la zona esterna dei genitali femminili, dove si affacciano il meato urinario, l’inizio del canale vaginale, la clitoride e le piccole e grandi labbra.

Il dolore viene riportato come lancinante, bruciante, come tanti spilli che si attivano nella zona e molte donne soffrono in silenzio per questa condizione, che le porta nel tempo ad abbandonare i rapporti sessuali.  Il ritardo nella diagnosi è dato in parte dal senso di vergogna provato dalle donne, per cui arrivano tardi alla richiesta di aiuto,  e in parte alla poca formazione degli specialisti riguardo questa condizione, che fino a poco tempo fa veniva considerata come una “fissazione femminile”.

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Da qui l’idea di #ItsNotInYourHead , partito dall’Università della British Columbia in Canada e che si sta pian piano diffondendo tra le diverse società scientifiche che si occupano della salute sessuale delle donne, per cercare di coinvolgere infine anche le donne stesse che hanno difficoltà di questo tipo, per sollecitarle ad esigere una diagnosi e un successivo trattamento.  La realtà attuale non prevede ancora un protocollo specifico per questo disturbo, non essendo ancora nemmeno chiara l’eziologia, si parla una multifattorialità: fattori biologici che possono scatenare la vulvodinia  (infezioni vaginali,  traumi della zona pelvica, ormoni), fattori psicologici che, come reazione individuale, possono anche aumentare la sensazione di dolore e trasformarla in una condizione cronica, e fattori socioculturali legati allo stigma di fronte a donne che lamentano un dolore, apparentemente senza una causa oggettiva, e poco riconoscibile dal medico con le metodiche classiche.

E’ però possibile, e quindi doveroso,  alleviare la condizione di dolore (fisico e psicologico) della donna, è fondamentale, quindi,  continuare ad occuparsi  della salute sessuale femminile,  considerandola importante

quanto la salute delle ossa o del cuore per il suo impatto sulla qualità di vita personale e relazionale.

(*Psicoterapeuta e sessuologa presso l’Istituto di Sessuologia Clinica di Roma, Presidente della Federazione Italiana di Sessuologia Scientifica