POLE DANCE – ARGENTINO – ITALY – BRASIL

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La pole-dance dei robot sostituiranno gli umani?

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Las Vegas (askanews) – Sculettano, si muovono sinuosamente ancheggiando attaccate al palo. Al Ces di Las Vegas a riscaldare l’atmosfera ci pensano due robottine umanoidi che ballano la pole-dance. L’insolita coppia dotata di giarrettiera in pizzo e tacco a spillo ha accesso le fantasie futuristiche dei nerd che affollano il salone mondiale dell’elettronica. La mancia serve per caricare la batteria e il conto corrente dell’ideatore di questa versione sexy di “Caterina” il robot domestico che fece impazzire d’amore Alberto Sordi nel film del 1980.

 

intervista a Jessica Bassan

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Oggi abbiamo assegnato il compito di rispondere ad alcune domande a Jessica Bassan istruttrice nota in diverse discipline sportive, il suo curriculum è di tutto rispetto tra cui un riconoscimenti importanti come quello di giudice di pole dance e pole sport.  Jessica ha aperto la strada ad una nuova comprensione della danza, ispirata alla rivoluzione del suo linguaggio, e della tecnica che ne è associata gettando le basi per la sperimentazione di una nuova visione del pole dance. “Una raccolta tra corpo e spazio” Per Jessica l’innovazione è l’unica prospettiva possibile per la creatività della danza in generale,  un legame che colma la possibile distanza tra corpi e spazi, e cosi che avviene la messa in scena, la necessità della danza come unico linguaggio per comunicare cose che non riusciamo a esperire con le parole.

 

Partiamo con al domanda di rito ci racconti in breve l’inizio della tua carriera?
Ho sempre praticato sport, ho fatto 14 anni di ginnastica ritmica e poi mi sono avvicinata al mondo fitness e del ballo latino americano e da 5 anni pratico pole dance a livello agonistico. la passione per il mondo sportivo ha fatto sì che io iniziassi ad insegnare all’età di 16 anni finché’ ancora studiavo. Da tre anni ho realizzato un mio grandissimo sogno, aprire la mia palestra, la pole & fitness passion asd a Padova, dove insegno, insieme ad un ottimo team, corsi di pole dance e fitness.
i miei risultati più importanti: ho vinto molti talent e a livello internazionale sono stata vice campionessa mondiale nella cat.double nel 2016 e medaglia di bronzo mondiale nel 2017. Campionessa italiana e europea 2017 nella cat double. ho gareggiato a varie gare internazionali anche nella categoria singolo.

Ci faresti un breve elenco dei tuoi riconoscimenti professionali?

istruttrice e giudice di pole dance e pole sport
personal trainer di body building e fitness
istruttrice di superjump
consulente alimentare

Com’è la tua vita quotidiana fuori dallo sport?

diciamo che la mia vita è lo sport: mi alzo al mattino e mi alleno alternatamente un giorno per le gare e un giorno per potenziarmi e dal primo pomeriggio insegno fino a sera inoltrata. La mia vita è lo sport… ma ciò è possibile solo perché’ ho una passione immensa per quello che faccio

Che rapporto hai con i sogni? Sei una sognatrice?

Si moltissimo, mi pongo sempre degli obbiettivi e testarda come sono devo sempre raggiungerli

Il tuo rapporto con lo specchio?

oggi guardandoti allo specchio come ti definisci? fiera della persona che sono… ho lottato e lavorato sempre duramente per raggiungere ciò che volevo e continuerò a farlo

ci racconti tutto dall’inizio come ti sei avvicina a questo sport?
Circa sei anni fa mi è capitato di vedere in internet un video di pole dance e subito ho pensato che era una disciplina meravigliosa e così sono andata a bologna a fare la mia prima prova. poi causa distanza non ho potuto iscrivermi al corso, così mi sono comprata un palo e da autodidatta guardando dei video ho iniziato a studiare questa disciplina

 

Quali sono le tue aspirazioni future?

a livello sportivo sicuramente di vincere un campionato mondiale e a livello personale di avere una mia famiglia Tu ti senti bella? le persone mi definiscono perfetta fisicamente ma io sono molto critica su me stessa, sono una perfezionista quindi…diciamo carina:) cosa significa per te essere bella? sentirsi bene con se stessi dentro e fuori

Ci sono stati momenti scoraggianti in cui stavi per mollare tutto?

essere una atleta è una cosa meravigliosa ma quando si è sotto gara lo stress può aumentare notevolmente e ci sono stati giorni in cui non reggevo più le emozioni e un po’ di crisi ci sono state

Quali sono le ragioni per cui una donna dovrebbe avvicinarsi alla pole dance?

io ho sempre detto e continuerò a dire che la pole dance è una sana droga… quando la si inizia non si può farne a meno. è molto stimolante perché’ ad ogni lezione si imparano figure nuove e perché’ si vedono i progressi di lezione in lezione, poi in tutti i nostri corsi si creano dei gruppi meravigliosi infatti io dico che la mia scuola è una grande famiglia

sul piano fisico in particolare quali sono i maggiori benefici?
Si potenziano e si tonifica tutto il corpo, in particolare la parte superiore

è necessario integrare la pole con qualche altra attività tipo la corsa o la palestra?
Assolutamente no, se si è costanti e si fa più di qualche allenamento a settimana non è necessario; anche perché’ durante le lezioni oltre al riscaldamento si fa anche una parte di potenziamento a terra e al palo

un consiglio a chi vuole iniziare?
Iniziate il prima possibile perché’ è uno sport meraviglioso che chiunque può fare, non c’è limite di età e costituzione!!! una maniera alternativa per tenersi in forma e soprattutto divertirsi

UN VOLO trapezio per vincere il cancro

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Alice è un’infermiera-circense che racconta ad Oncoline la sua storia rivelando che – dopo la scoperta di un tumore ovarico – è riuscita a rimettersi in piedi proprio grazie alla sua passione per il circo. Oggi è tornata a volare sul trapezio ed è anche presidente dell’associazione Acto onlus Piemonte

 

Era il 2012 quando per lavoro Alice Tudisco arrivò a Torino: aveva vinto un concorso come infermiera pediatrica. “Per una siciliana questo cielo è abbastanza grigio ma l’incontro col circo mi ha legata profondamente a questa città… in più sotto la Mole io sarei ‘rinata’ e quindi è la mia seconda culla”. Due anni dopo Alice aveva un contratto a tempo indeterminato, una storia finita, una casa tutta per sé e dedicava il suo tempo a trapezio, cerchio e tessuti aerei.

Le prime avvisaglie. A metà novembre, mentre si trovava ad Amsterdam da amici, iniziò ad avere dolori strani: “Erano sopportabili ma sicuramente inusuali e mai provati – racconta Alice. Mi dicevo che forse mangiavo troppe verdure e questo mi stava portando dei problemi.  Agli allenamenti di circo evitavo sempre più movimenti ma cercavo di non pensarci, le fitte però diventavano più frequenti e acute, selezionavo i cibi e diminuivo le porzioni a tavola…le settimane trascorrevano senza miglioramenti”.

In cerca di una diagnosi. Sotto le feste di Natale l’addome di Alice era più teso, gonfio e la costringeva ad usare 2-3 cuscini per respirare meglio: “Non volevo preoccupare i miei, nè mettere a rischio le ferie delle colleghe sotto le festività ma dovevo capire cosa succedeva – ricorda Alice. Gli accessi in Pronto soccorso sono stati diversi: al primo mi consigliarono di andare a casa… c’era troppa fila, la seconda volta mi dimisero senza diagnosi”.

La scoperta del tumore. All’inizio di gennaio Alice mangiava solo due yogurt al giorno e, comunque, non cambiava nulla: “Trascinavo le mie gambe a forza in quanto il dolore era persistente e mi imponeva una posizion

In volo sul trapezio per vincere il cancro

e di compenso curvata in avanti. Ennesimo pronto soccorso: ecografia negativa…eppure c’è qualcosa che non va, dopo altri due accessi un medico a mezzanotte mi ricovera per accertamenti”. La diagnosi corretta arriva dopo qualche giorno con la Tac: tumore ovarico bilaterale che richiede intervento chirugico d’urgenza.

Accettare la malattia e le sue conseguenze. Solo col tempo Alice ha riflettuto e si è resa conto di  cosa stesse accadendo: “Mi sembrava quasi di non essere io la ragazza dall’altra parte del letto. A 28 anni mi chiedevo perchè mi fossi ammalata di tumore così giovane, perchè proprio io, dove avevo sbagliato ed era difficile accettare l’improvvisa impossibilità di esser madre”. Alice, infatti, ha dovuto subire l’asportazione chirurgica di entrambe le ovaie e, per il tipo di tumore, è stato il trattamento risolutivo, limitando il follow-up ad esami ematici e strumentali ogni 3-6 mesi e trattando la menopausa precoce tramite la TOS- terapia ormonale sostitutiva.

Abituarsi al tumore. Con la menopausa precoce gli attacchi di calore arrivano senza preavviso, ti svegliano di notte o ti imbarazzano in mezzo alla gente: “Cercavo di studiare gli effetti sulle mie ossa per paura di espormi a rischi che avrebbero compromesso la mia passione per il circo. In aggiunta gestire gli sbalzi di umore spesso sembrava impossibile e solo dopo mesi la terapia ormonale è riuscita ad attenuarli – racconta Alice. E poi c’era quella cicatrice che ogni giorno mi ricordava tutto: da nascondere, da massaggiare ostinatamente quasi nel tentativo di cancellarla, da non toccare neanche con le mie mani, come se quel taglio avesse innalzato barriere contro me e tutti”.

Di nuovo in piedi grazie al circo. Dopo l’intervento la prima domanda che Alice fece al chirurgo, in quella bolla di confusione creata da alte dosi di morfina, era stata: ‘quando potrò ricominciare a fare trapezio?’. “Quello sarebbe diventato l’obiettivo per rimettermi in piedi e lottare per vivere, perchè la tristezza lasciasse il posto ad una nuova vita, diversa, consapevole di voler fare solo quello che rende felici”. Tre mesi senza attrezzo per Alice sono stati davvero lunghi, con la paura di non esser più in grado di stare in aria: “Ma ho sviluppato una coscienza e una cura del mio corpo che mi hanno rafforzata e permesso di tornare a fare quello che per me è stato ossigeno, spinta vitale nel momento più buio… e che continua a farmi sognare e abbattere i limiti. Il circo mi ha salvato la vita perchè guardare a testa in giù vuol dire scoprire cose invisibili a molti, perchè è sacrificio, costanza e determinazione ma soprattutto eleganza, movimento legato alla musica, forza e leggerezza insieme, poesia. E perchè è necessario aggrapparsi a qualcosa, quando in quei mesi sembra più facile abbandonarsi”.

L’impegno in Acto. L’energia positiva che il mondo del circo ha trasmesso ad Alice, assieme al tumore, le hanno permesso di guardare la vita con occhi nuovi: “Ho deciso che dovevo convivere con la mia malattia, che ormai viveva con me, e che dovevo farlo nel modo migliore” ci confida. Così è nata l’idea di creare Acto nella regione in cui vive, cioè il Piemonte. E proprio qualche sera fa si è svolta a Torino una serata di beneficenza con uno spettacolo di teatro-circo per far conoscere ai cittadini la nuova associazione nata sul territorio. Acto onlus è la prima associazione nazionale di pazienti per la lotta contro il tumore ovarico. Fondata nel 2010 da un gruppo di pazienti e di ginecologi oncologi oggi Acto onlus è  una comunità  di associazioni tra loro affiliate che operano a Milano, Roma e Bari con un’unica mission

 

e: far conoscere la malattia, stimolare la diagnosi tempestiva, promuovere l’accesso a cure di qualità, sostenere la ricerca scientifica e tutelare i diritti delle donne malate e dei loro familiari. “La mia esperienza – conclude Alice, che è presidente di Acto

In volo sul trapezio per vincere il cancro

Piemonte – mio ha reso consapevole del fatto che il conoscere questa patologia è l’unico mezzo ad oggi per contrastarla tramite diagnosi precoci e con la speranza di supportare le donne affette da tumore ovarico nella ricerca di quel qualcosa che ti tiene in vita e che rende tutto più raro e prezioso”.

fonte:repubblica.it

Bridget Malcolm, ex modella di Victoria’s Secret: “Sono ingrassata e non mi importa

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Undici anni di carriera tra passerelle e cover di magazine di moda internazionali. Poi Bridget Malcolm, ex modella di Victoria’s Secret, si accorge di essere ossessionata dal suo aspetto fisico e dà una svolta alla sua vita. Sul suo blog, in un lungo post, spiega tutto il percorso che l’ha portata ad accettare il proprio corpo

crivere questo post mi è costato molto tempo. Sia sul blog che nella vita”. Inizia così la lunga confessione di Bridget Malcolm sul suo blogintitolata: “Il mio percorso per l’accettazione del corpo”. Australiana, ventisei anni, le passerelle di Ralph Lauren e Stella McCartney prima e di Victoria’s Secret poi la consacrano come modella di successo.Ma arriva un momento in cui Bridget si accorge che la sua vita non è così splendente: pur non avendo nessun tipo di disturbo alimentare, si rende conto di essere troppo attenta al suo aspetto esteriore, quasi ossessionata da come appare. Complice anche chi, su alcuni set fotografici, le dice che è troppo grassa, come denuncia lei stessa nel suo ultimo post su Instagram ai suoi oltre 300mila follower.

“Lo scorso agosto mi sono fatta una promessa. Era tempo di fare pace con il mio corpo. Ho buttato via la bilancia, gli strumenti per misurare la mia taglia, tutti i vestiti di quando ero più magra. Ho eliminato da Instagram tutti i selfie in palestra. Non volevo più paragoni per capire se fossi più magra o più grassa rispetto ad altri periodi, volevo solo smettere di guardarmi allo specchio”. Così ha iniziato a concentrarsi solamente sul nutrirsi bene, in maniera sana, senza preoccuparsi se stesse mangiando troppo o troppo poco, ma seguendo le esigenze del proprio corpo. E ad andare in palestra per sentirsi meglio fisicamente e non per assottigliare la sua figura. Tutto facile? Per niente: “Stavo cercando di eliminare dodici anni di continui incitamenti a perdere peso e a tonificarmi e quando si inizia la sensazione è quella di aver mancato un gradino mentre si fanno le scale o di lanciarsi da un aeroplano senza paracadute”. Un lungo percorso reso possibile da un’incredibile forza di volontà e da una consapevolezza arrivata come un’epifania, all’improvviso: “Non mi sono mai resa conto di quanto tempo ed energia ho sprecato dietro alle diete. Ora sono molto più libera ed è una sensazione fantastica. Spero che questo messaggio arrivi anche solo a una persona perché questa è la parte migliore: ho preso peso e non me ne frega un cazzo. Piano piano sto liberando me stessa

Natalia Vodianova: vi presento Elbi, il mio Instagram per la beneficenza

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A margine della conferenza organizzata da Business of Fashion, la modella e filantropa Natalia Vodianova ci parla di Elbi, la nuova app che rende facile fare beneficenza esattamente come mettere un like su Instagram. Ecco di cosa si tratta

talia ha tutto. Un passato difficile e un presente da diva. La povertà di ieri e la ricchezza di oggi. È stata una delle top model più amate e poi la moglie adorata di Antoine, figlio di Bernard Arnault, patron di LVMH, uno tra i 10 uomini più ricchi del mondo. È di una bellezza mozzafiato, qualcosa che ti lascia senza se e senza ma. A 36 anni ha 5 figli, continua a sfilare per grandi maison e il tempo sembra non passare mai, anzi, forse nel suo caso torna addirittura indietro.
Eppure tutto questo a Natalia Vodianova non basta. Ne parla con candore, senza l’ombra della minima falsa modestia. Dice “mi manca sempre il passo successivo, è da sempre così”.
La incontriamo a margine di Voices, la due giorni di incontri organizzata dal sito Business of Fashion per fare il punto sullo stato del fashion system contemporaneo. È arrivata qui per prendere un premio per la sua attività di filantropa e soprattutto per presentare Elbi, un’app ambiziosa che si prefigge di trasformare la beneficenza in una sorta di Instagram dove donare è facile come mettere un like.

Sembra molto contenta di essere qui…
Sì, è vero! Si vede così tanto?

Si vede, si vede.
Elbi è un progetto bellissimo. Io ne sono solo l’ambasciatorice. Ma dietro l’app c’è un mondo di persone e di passione che ti commuove. Spero davvero di riuscire a farla crescere il più possibile.

Natalia Vodianova alla conferenza Voices di Business of Fashion
Natalia Vodianova alla conferenza Voices di Business of Fashion

Glielo auguriamo anche noi. Ma cominciamo da lontano. Viene da un’infanzia non facile. Com’è stato emanciparsi e arrivare fino a qui?
Ho un’immagine precisa della mia infanzia: mia madre. Donna forte, fortissima. Non ha mai fatto trasparire la fatica di crescere me e le mie sorelle Kristina e Oksana, quest’ultima affetta da autismo e paralisi celebrale. Spesso, quasi sempre toccava a me occuparmi di Oksana. Era una situazione dura e confusa per la bambina che ero. Quell’esperienza di non avere un padre, di dover imparare presto ad arrangiarmi, mi ha lasciato due cose completamente diverse tra loro. Il dubbio costante di non saper fare quello che devo affrontare. E allo stesso tempo la necessità, l’urgenza di cambiare, di emanciparmi ad ogni costo. La fragilità, alla fine, ha prodotto altra fragilità ma anche forza. Ed ecco la donna che sono oggi.

C’è stato mai un momento in cui ha detto basta, non ce la posso fare?
Sì, tanti. Ma poi non c’era tempo per indulgere sul senso di sconfitta. Questo mi ha insegnato a non piangere mai su me stessa. È stata una lezione dura e necessaria.

Poi sono arrivati la moda, la carriera di modella, il successo. Cosa ha imparato dalla moda?
La moda è strana perché ha in sé il potere di essere trattata male o fraintesa. Ho lavorato con i più grandi professionisti: fotografi, direttori creativi, stilisti, giornalisti. Il set, le fotografie, le sfilate sono momenti in cui si cristallizza la bellezza in modo che possa diventare un esempio per chi verrà dopo. La bellezza che la moda ha il potere di creare è fonte di ispirazione e di emancipazione per intere generazioni. E questa è una lezione bellissima che però spesso si dimentica.

Natalia Vodianova alla sfilata di Versace Autunno/Inverno 2018/19
Natalia Vodianova alla sfilata di Versace Autunno/Inverno 2018/19

Oggi, però, molti professionisti sono sotto accusa per le molestie proprio sulle modelle…
Questo fatto è grave e mi rattrista. Anche se si tratta di una minoranza, anche se i casi sono circoscritti, io ripeto: denunciate. Usate la vostra voce perché oggi i social media permettono alla vostra voce di farsi sentire. Fatelo perché il vostro esempio servirà a chi viene dopo per costruire un mondo migliore di quello in cui avete vissuto voi. In questo sta tutto il senso della nostra vita, no?

Si parla molto di mamme che lavorano. Lei come fa a crescere 5 figli e a mantenere l’attività di modella e filantropa?
Non è facile, certo. Io sono fortunata ma c’è anche chi lo è molto meno. Ci sono madri, per esempio, che devono affrontare scelte dure tra lavoro e figli. Io dico sempre una cosa: siate orgogliose di essere madri che lavorano tanto. Siate orgogliose soprattutto davanti ai vostri figli perché sentirvi in colpa per il fatto che li vedete poco non serve a nulla. Soprattutto non serve a loro. A loro serve vedervi felici, forti, orgogliose di lottare per il loro bene.

L'applicazione benefica Elbi
L’applicazione benefica Elbi

Arriviamo a Elbi, l’app che ha lanciato. Di cosa si tratta?
Oltre all’impegno legato a Naked Heart Foundation (fondazione che si occupa di supportare disabili, scuole e famiglie bisognose, ndr), abbiamo lanciato Elbi, un’applicazione che permette facilmente di fare beneficienza. Funziona come Instagram: vedi i post di molte associazioni benefiche e se ti piacciono, se ti appassionano puoi fare una donazione semplicemente premendo il Love Button, praticamente facendo un like e donando un euro. Poi puoi seguire in prima persona dove andranno i tuoi soldi vedendo i post relativi dell’associazione. In questo modo ti guadagni una sorta di posizione di benefattore e in più puoi anche fare acquisti di prodotti di lusso sulla piattaforma. Il ricavato andrà sempre alle associazioni coinvolte.

Quale sarà il suo prossimo passo?
Il lavoro con Naked Heart Foundation e ora con Elbi sono la mia passione. Ripeto, io sono solo un volto, mi occupo di trovare fondi, di muovere la comunicazione, di creare attenzione. Ma sono le persone meravigliose dietro me a fare la differenza. Il mio prossimo passo è e sarà per loro.

Gigi Hadid e Zayn Malik si dicono addio sui social: i post più belli del loro amore

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Sono belli, famosi e fino a pochi giorni fa innamorati: la supertop Gigi Hadid e il cantante (ex One Direction) Zayn Malik hanno festeggiato nel novembre scorso due anni d’amore e oggi con un post sui rispettivi account Twitter annunciano la fine del loro amore. «Gigi e io abbiamo avuto una relazione incredibilmente importante, significativa e piena di amore e di divertimento per lei provo tantissimo rispetto come donna e come amica. Sono grato ai nostri fan per rispettare questa decisione difficile e la nostra privacy. Vi vogliamo bene». Mentre Gigi ha scritto:  «Sarò eternamente grata per l’amore, il tempo e le lezioni di vita che Zayn e io abbiamo condiviso. Gli auguro il meglio e continuerò a supportarlo come amico per il quale provo tantissimo rispetto e amore. Per il futuro, quello che è destino debba accadere accadrà». Proprio il post della top model fa sperare i fan che i due ci ripensino. Visto anche che in passato si erano già lasciati per poi rimettersi insieme. Ma per ora la notizia sembra definitiva. Super discreti sulla loro relazione (ne hanno parlato in rare occasioni: lei da Ellen Degeneres e lui al Telegraph) Gigi e Zayin lo sono stati meno sui loro profili Instagram dove hanno postato selfie e foto da innamorati. Così è facile ricostruire la loro relazione fin dal mese di novembre 2015. Gigi aveva appena chiuso con il cantante Joe Jonas mentre Zayn si era lasciato da tre mesi con la storica fidanzata Perrie Edwards e aveva rotto anche con gli One Direction. Seguitissimi dai paparazzi, Gigi e Zayn erano stati pizzicati per la prima volta dopo una serata con Justin Bieber. Ma la top ha raccontato il loro primo appuntamento a Elle Degeneres: “Ci siamo conosciuti alla festa di compleanno di un amico. Poi lui doveva venire al Victoria’s Secret Show a New York, dove io sfilavo, ma non si è presentato. Ero delusa ma ero sicura di trovarlo all’after party e invece non è venuto. Una settimana dopo però, mi ha invitato fuori: per 10 minuti sono stata cool poi mi è venuto da dirgli “Sei troppo carino”. L’attrazione tra noi è stata immediata”. Nel dicembre 2015 Zayn posta il loro primo selfie insieme come conferma del legame e circa 1 milione e mezzo di persone mettono il loro like. Da allora tra foto ufficiali (indimenticabile il primo servizio come coppia per Vogue dove Mario Testino li fotografa in un bacio acrobatico) e selfie hanno tenuto i loro fan informati sullo stato di salute del loro amore. Ecco i loro post più belli per raccontare questi due anni d’amore

Oscar 2018, l’Italia vince con James Ivory. top dei film ‘La forma dell’acqua’

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Del Toro miglior regista, Gary Oldman miglior attore e Frances McDormand. Sam Rockwell miglior non protagonista e Allison Janney miglior attrice non protagonista. Per il movimento Time’s Up sul palco Annabella Sciorra, Salma Hayek e Ashley Judd

 

 

La creatura anfibia di Guillermo Del Toro, Dio o mostro a seconda dello sguardo che vi si posa, porta a casa il premio Oscar come miglior film e miglior regista. Il film The Shape of Water – La forma dell’acqua del regista messicano (13 nomination) conquista 4 premi con la sua favola politica. Del Toro commosso cita Spielberg e Douglas Sirk e dedica il premio ai giovani cineasti “perché credano che con il fantasy si può raccontare la realtà”. Per l’Italia è arrivato il riconoscimento che si sperava. Il maestro americano James Ivory conquista il suo primo Oscar per l’adattamento del romanzo di André Aciman di Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino. Delle quattro nomination questa per la sceneggiatura non originale era il premio più probabile ed è arrivato con soddisfazione del regista e commozione dell’autore che ha detto: “Ringrazio Luca Guadagnino per la sua sensibilità di regista”.

L’anno della diversità. È stato l’anno della celebrazione della diversità, di una serie di premi distribuiti su tantissimi titoli. È stato l’anno di Wes Studi che sul palco parla Cherokee, della giovane regista del corto Silent Child che ringrazia nella lingua dei segni, di due premi al cartoon Coco che celebra la possibilità per ogni bambino messicano di riconoscersi in un personaggio da cartoon. È stato l’anno del premio a James Ivory, quasi novantenne, il premiato più anziano della storia anch’essa novantennale dell’Academy che dice “non importa se siamo omo o etero ma tutti siamo passati attraverso l’esperienza del primo amore”. È stato l’anno delle vittime di Weinstein che sul palco si augurano che i prossimi 90 anni siano di “diversità e uguaglianza”. Ma anche del terzetto di filmaker Pixar: la produttrice che ringrazia la moglie, un regista il marito e l’altro moglie e tre figli, degli applausi al brano manifesto This is me cantato dalla “donna barbuta” di The greatest showman a Frances McDormand che fa alzare in piedi tutte le donne candidate quest’anno.

La cerimonia. Cerimonia non particolarmente brillante condotta per il secondo anno da Jimmy Kimmel ma almeno senza incidenti. Apertura vintage in bianco e nero, voce stentorea da primi radiogiornali: “Un grande onore essere qui. Lo scorso anno mi hanno chiesto se volevo fare una gag con i notai e io ho detto di no, così hanno scelto di fare un numero comico tutto loro”. Già dalle prime parole il presentatore ha fatto i conti con la clamorosa gaffe dello scorso anno, con lo scambio di buste e il premio per il miglior film al titolo sbagliato e avvertito la platea: “Quest’anno quando sentirete il vostro nome, aspettate un minuto prima di alzarvi”.

Poi il comico ha affrontato il tema dello scandalo Weinsten e avvicinandosi alla scultura a misura naturale dello zio Oscar ha detto: “Sicuramente è l’uomo più rispettoso della città: tiene le mani ben in evidenza e soprattutto non ha pene”. Ma il tema delle molestie non è soltanto un’occasione per battute e gag Kimmel ricorda l’importanza del movimento e dei risultati che Time’s Up ha raggiunto fino ad ora con la raccolta di fondi per le vittime delle molestie. Nel suo discorso introduttivo Kimmel ha fatto anche una battuta su Chiamami col tuo nome, il film di Luca Guadagnino con cui l’Italia spera: “Non facciamo film come questo per i soldi, ma per indisporre Mike Pence” ha detto il comico con chiaro riferimento all’omofobia del vicepresidente.

Il premio per la miglior regia è andato a Guillermo Del Toro per il suo The Shape of Water: “Sono un immigrato come Selma, come Gael, come il mio amico Alejandro. Credo che la cosa bella del nostro mestiere sia cancellare le linee nella sabbia e dobbiamo continuare a farlo nostante il mondo ci dica di tracciarle più a fondo. Sono felice che qualcuno abbia creduto nella storia d’amore tra un uomo anfibio e una donna muta. Come una volta James Cagney disse “mia madre vi ringrazia, mio padre vi ringrazia e i miei fratelli e le mie sorelle vi ringraziano. Io vi ringrazio”. Tornato sul palco per ritirare la statuetta come miglior film Del Toro aggiunge: “Da ragazzino in Messico non avrei mai pensato di farcela e invece eccomi qua”.

Il miglior attore protagonista: Gary Oldman. Pronostici rispettati anche per il riconoscimento al miglior protagonista andato a Gary Oldman e alla sua straordinaria interpretazione in L’ora più buia nel ruolo di Winston Churchill. “Ho vissuto negli Stati Uniti per molto tempo e devo ringraziare per le amicizie, la famiglia, la casa e ora un Oscar che questo paese mi ha dato”. Dopo aver ricordato i propri colleghi la chiusura del discorso del ringraziamento è stato dedicato alla mamma “che è più vecchia dell’Oscar perché ha 99 anni e sta guardando la cerimonia dal divano. Grazie, mamma, per il tuo amore”.

La migliore attrice: Frances McDormand. Ancora una volta, in questa lunghissima stagione dei premi, è l’attrice dei Coen a salire sul palco e a conquistare un secondo Oscar dopo quello del 1997 per Fargo. “Ho qualcosa da dire – ha esordito l’attrice statuetta in mano – Voglio ringraziare Martin McDonagh, ogni persona in questo palazzo e poi il mio clan fatto da Joe (Coen, ndr.) e Pedro (suo figlio), so che sei fiero di me”. Dopo di che alla richiesta “voglio un po’ di prospettiva” ha chiesto a tutte le donne filmaker nominate di alzarsi in piedi, a partire dalla sua amica Meryl Streep: “Guardatevi intorno tutte noi abbiamo storie da raccontare e soldi da raccogliere per realizzarle ma non parlatene stasera ai party. Prendete appuntamenti in ufficio tra un paio di giorni”.

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Il miglior attore non protagonista: Sam Rockwell. Consegnato dalla magnifica Viola Davis in un abito rosa shocking, il premio al miglior attore non protagonista è andato a Sam Rockwell, come da previsioni. Il suo ritratto di poliziotto mammone e razzista capace però di un riscatto di Tre manifesti a Ebbing, Missouri ha colpito l’Academy. Dopo un forte abbraccio con il sodale Woody Harrelson è salito sul palco con un foglio pieno di persone da ringraziare, tra cui Frances McDormand sua compagna di set commossa, e se ne è andato con una dedica commovente: “Al mio caro amico Phil Hoffman”.

Trucco e parrucco a ‘L’ora più buia’. Se molto del personaggio di Churchill è merito di Oldman un grande aiuto è venuto dal terzetto composto da Kazuhiro Tsuji, David Malinowski e Lucy Sibbick che infatti si è aggiudicato il premio per il miglior make up per lo straordinario lavoro che hanno fatto per trasformare Oldman nel cancelliere. La statuetta è stata consegnata da Armie Hammer e Gal Gadot.

Migliori costumi a ‘Il filo nascosto’. Con quegli abiti meravigliosi, frutti del talento cinematografico del sarto Woodcock di Il filo nascosto ma in realtà dell’abile mano del costumista Mark Bridges, l’artista americano si è aggiudicato il premio per i migliori costumi. Dal palco ha ringraziato “i suoi collaboratori e in particolare Paul Thomas Anderson per aver scritto un film così straordinario”. Con il discorso più breve della serata si è aggiudicato una moto d’acqua messo in palio da Kimmel.

E dopo il premio al Miglior documentario a ‘Icarus’ di Bryan Fogel che indaga il doping negli atleti russi, c’è stato il primo momento musicale della serata con un’intensa Mary J. Blige che ha interpretato la sua Mighty River con cui è candidata. L’attrice e cantante ha infranto un record: è la prima artista ad essere stata nominata nello stesso anno per un brano e come attrice, in questo caso miglior non protagonista per Mudbound. Il film che ha ricevuto quattro nomination, racconta gli effetti della seconda guerra mondiale su due giovani soldati che rientrati a casa vivono lo stress post traumatico. Uno bianco e l’altro nero affronteranno i pregiudizi del resto della comunità sulla loro amicizia.

Triplo premio tecnino per Dunkirk, il film bellico di Chris Nolan sullo straordinario sforzo fatto per portare in salvo centinaia di migliaia di soldati britannici e francesi dalle spiagge francesi sotto l’attacco dei tedeschi. Miglior montaggio sonoro è andato a Alex Gibson e Richard King mentre Gregg Landaker, Gary A. Rizzo e Mark Weingartern sono stati premiati per il suono. Il film di Nolan ha vinto anche per il miglior montaggio di Lee Smith.

Ilpremio per la miglior scenografia è andata allo scenografo Paul Denham Austerberry e agli arredatori Shane Vieau e Jeffrey A. Melvin che hanno ricostruito l’America anni Sessanta di The Shape of Water e il mondo subacqueo dell’uomo – pesce. Un po’ di delusione per l’Italia che aveva l’arredatrice friulana Alessandra Querzola candidata per Blade Runner 2049. Appena il trio ha lasciato il palco sono apparis Gael Garcia Bernal con il chitarrist

a . L’attore messicano ha intonato Remember me dal cartoon Coco e poi ha passato la palla alla cantante Natalia Lafourcade che ha proseguito il brano in spagnolo tra ballerini e scenografie tratte dal film. Con pioggia di coriandoli finali.

Miglior film straniero è il cileno Una donna fantastica del regista Sebastián Lelio, che ha per protagonista Marina una transgender la cui vita viene sconvolta quando l’uomo che lei ama muore improvvisamente.  È in quel momento che la sua natura transgender la metterà di fronte ai pregiudizi della società in cui vive.Il premio per la miglior attrice non protagonista è andato a Allison Janney, madre manipolatrice di Tonya, il film sulla pattinatrice Tonya Harding. “Ho fatto tutto da sola… – ha scherzato sul palco l’attrice – niente potrebbe essere più lontano dalla realtà”. E lì è iniziato un lunghissimo elenco di ringrazimenti che hanno coinvolto anche la sua collega di set Margot Robbie.

A tutta animazione. Il premio per il miglior corto cartoon va al maestro dell’animazione Glen Keane (La bella e la bestia, La Sirenetta) e a Kobe Bryant per l’autobiografico Dear Basketball, mentre il premio per il miglior lungometraggio di animazione è andato, come da previsioni, a Coco, il gioiello Pixar – Disney. Sul palco sono saliti la produttriceDaniela Vega, prima presentatrice trans nella storia degli Academy, ha poi introdotto la performance del brano Mystery of love di Sufjan Stevens dalla colonna sonora di Chiamami col tuo nome con una prescrizione: “Siete pronti ad aprire il vostro cuore?”. Poi è arrivato il momento del premio per i migliori effetti speciali attribuito al Blade Runner di Denis Villeneuve e ai suoi quattro maghi degli effetti John Nelson, Gerd Nefzer, Paul Lambert e Richard R. Hoover. Arrivato alla sua quattordicesima nomination Roger Deakins ha vinto finalmente il suo primo Oscar per la fotografia di Blade Runner 2049.

Dopo un momento

goliardico in cui il conduttore ha trascinato un manipolo di star, compreso Del Toro e Margot Robbie, in un vicino cinema a distribuire snack e scegliere uno spettatore per presentare il prossimo premio. L’Oscar al miglior corto documentario è andato Heaven is a traffic jan on the 405 di Frank Stiefel mentre quello al miglior cortometraggio a The Silent Child di Chris Overton e Rachel Shenton che ha fatto il suo discorso di ringraziamento con il linguaggio dei segni proprio in omaggio a quei bambini, come il protagonista del loro film, non possono sentire

Per il movimento Time’s Up sul palco sono salite Anna Sciorra (“che bello rivedervi tutti, è passato un po’ di tempo”), Ashley Judd e Salma Hayek che hanno ricordato che in questi mesi “molti hanno detto la loro verità e lentamente una nuova strada è emersa, nuove e differenti voci sono emerse che insieme finalmente possono dire Time’s Up”. Hayek si è augurata che i prossimi 90 anni possano essere di “diversità e uguaglianza”. Tutte e tre queste attrici hanno denunciato Harvey Weinstein di molestia.

Il premio per la miglior sceneggiatura originale è andata all’horror politico del regista afroamericano Jordan Peele Get Out. Peele dal palco ha detto: “Ho scritto questa sceneggiatura venti volte perché mi sembrava impossibile funzionasse, quindi dedico questo premio a chi mi ha permesso di far sentire la mia voce”.

La musica struggente di Alexandre Desplat per The Shape of Water ha vinto l’Oscar per miglior colonna sonora e ha ringraziato il regista Del Toro per avergli ispirato questa “melanconia dell’amore”. Mentre la migliore canzone è stata giudicata, a sorpresa, Remember me dal cartoon Coco. La firma la coppia artistica ma anche nella vita Kristen Anderson-Lopez e Robert Lopez che hanno salutato le figlie in platea.

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