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Cinema

Tonya (film) spettacolare

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Tonya Harding è un’eccellente pattinatrice: nel 1991 vince il titolo nazionale statunitense eseguendo il suo primo triplo axel. Ma dietro i successi sportivi si nasconde una vita personale difficile, dal rapporto con la madre opprimente al travagliato matrimonio con Jeff Gillooly. Nel 1994 il mondo del pattinaggio su ghiaccio viene sconvolto dal brutale attacco ai danni della promessa del pattinaggio Nancy Kerrigan. L’atleta viene aggredita da uno sconosciuto che la ferisce a un ginocchio costringendola a ritirarsi dai campionati nazionali validi per la selezione ai Giochi olimpici invernali. In seguito si scopre che la Harding, d’accordo con il marito, aveva pagato l’aggressore per mettere fuori gioco la rivale.

Phil Holland una raccolta di immagini dedicata al grande direttore della fotografia

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La breve storia
Phil Holland è un regista e direttore della fotografia con sede a Los Angeles, in California. Con la passione per contenuti cinematografici convincenti di alta qualità e un vivo interesse per lo stato della tecnologia, Phil ha girato esclusivamente nell’arena 4K e 4K + per diversi anni. Nel 2016 è andato “all 8K” ed è stato un pioniere di quella nuova frontiera visiva. Lavora principalmente nel mondo dei lungometraggi, delle pubblicità, delle trasmissioni UHD e delle produzioni VFX e recentemente ha girato la cinematografia aerea di altissima qualità in tutto il mondo per diversi clienti. Prima di diventare un direttore della fotografia a tempo pieno, Phil ha lavorato presso Rhythm and Hues Studios dal 1999-2010 come specialista di imaging digitale; un lavoro che ha creato incentrato su fotografia, fotografia, colore digitale, scansione di pellicole, registrazione laser,

Phil contribuisce anche al settore cinematografico nel promuovere il progresso della tecnologia e contribuire alla formazione di aspiranti professionisti del settore. Ha lavorato come istruttore presso la Gnomon School of Visual Effects per 5 anni tra il lavoro di produzione. Di tanto in tanto impartisce istruzioni per la REDUCATION e un po ‘più intermedie RED Camera Workshop. Nel 2015 Phil ha scritto e pubblicato la RED DSMC Field Operations Guide, una guida pratica per lavorare con le telecamere RED. Nel corso degli anni Phil ha insegnato Quick Sketching e Character Design in vari workshop Gnomon, ConceptArt.Org e Massive Black.

Crediti cinematografici: IMDB.com

Lista clienti:
Universal, Warner Brothers, 20th Century Fox, Paramount, Sony Pictures, Disney, Dreamworks, Lionsgate Films, New Line, Discovery, SciFi, NBC, Activision, EA, THQ, Marvel, DC, Walden Media, Gentle Giant Studios, Apple, Google , Microsoft, Mercedes, Logan Media, ILM, Double Negative, Digital Domain, Rogue Studios, Massive Black, Tao Films, Rhythm e Hues Studios

Notevoli effetti visivi:
– Contributo ai film vincitori e nominati agli Academy Award (Narnia, Golden Compass, Life of Pi)
: strumenti unici creati e programmati per automatizzare la scansione e la registrazione di film cinematografici.
– Sviluppo del software, pipeline ed esecuzione della correzione e grading del colore digitale.
– Pipeline e standard per la fotografia Cross Polarized Texture Sviluppati
e programmati “PanOrganizer” e software utilizzati per l’acquisizione HDRI set per l’illuminazione basata su immagini.

Premi notevoli:
– Miglior cinematica “Illusion” – Beverly Hills Film Festival 2013
– Migliore fotografia “Addicted” – Los Angeles Cinema Festival di Hollywood 2013

Notevoli sforzi educativi:
– 2004-2013: Vari workshop ConceptArt.org nazionali e internazionali – Sketching, Character Design, Speaker motivazionale
– 2010-2015: Istruttore, The Gnomon School of Visual Effects – “Digital Imaging per Live Action, VFX e Videogiochi”
– 2014 : Instructor, REDucation Summer ’14 + Shoot, Direct, Post
– 2014: Istruttore, Advanced RED Camera Workshop – Corea del Sud
– 2014: Istruttore, Advanced RED Camera Workshop – Tokyo
– 2016: Istruttore, RED / FilmGate Cinematografia Masterclass – Miami, Florida

Oscar 2018 eleganza e stile Los Angeles .

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La cerimonia della novantesima serata degli Oscar si è tenuta al Dolby Theatre di Los Angeles . Il tappeto rosso dell’attrice è la più grande sorpresa. Attrici seguite da Jennifer Lawrence, Sandra Bullock, Lupita Nyong’o e Gal Gadot, l’eleganza non è mancata con le grandi firme anche italine.

Oscar 2018, l’Italia vince con James Ivory. top dei film ‘La forma dell’acqua’

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Del Toro miglior regista, Gary Oldman miglior attore e Frances McDormand. Sam Rockwell miglior non protagonista e Allison Janney miglior attrice non protagonista. Per il movimento Time’s Up sul palco Annabella Sciorra, Salma Hayek e Ashley Judd

 

 

La creatura anfibia di Guillermo Del Toro, Dio o mostro a seconda dello sguardo che vi si posa, porta a casa il premio Oscar come miglior film e miglior regista. Il film The Shape of Water – La forma dell’acqua del regista messicano (13 nomination) conquista 4 premi con la sua favola politica. Del Toro commosso cita Spielberg e Douglas Sirk e dedica il premio ai giovani cineasti “perché credano che con il fantasy si può raccontare la realtà”. Per l’Italia è arrivato il riconoscimento che si sperava. Il maestro americano James Ivory conquista il suo primo Oscar per l’adattamento del romanzo di André Aciman di Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino. Delle quattro nomination questa per la sceneggiatura non originale era il premio più probabile ed è arrivato con soddisfazione del regista e commozione dell’autore che ha detto: “Ringrazio Luca Guadagnino per la sua sensibilità di regista”.

L’anno della diversità. È stato l’anno della celebrazione della diversità, di una serie di premi distribuiti su tantissimi titoli. È stato l’anno di Wes Studi che sul palco parla Cherokee, della giovane regista del corto Silent Child che ringrazia nella lingua dei segni, di due premi al cartoon Coco che celebra la possibilità per ogni bambino messicano di riconoscersi in un personaggio da cartoon. È stato l’anno del premio a James Ivory, quasi novantenne, il premiato più anziano della storia anch’essa novantennale dell’Academy che dice “non importa se siamo omo o etero ma tutti siamo passati attraverso l’esperienza del primo amore”. È stato l’anno delle vittime di Weinstein che sul palco si augurano che i prossimi 90 anni siano di “diversità e uguaglianza”. Ma anche del terzetto di filmaker Pixar: la produttrice che ringrazia la moglie, un regista il marito e l’altro moglie e tre figli, degli applausi al brano manifesto This is me cantato dalla “donna barbuta” di The greatest showman a Frances McDormand che fa alzare in piedi tutte le donne candidate quest’anno.

La cerimonia. Cerimonia non particolarmente brillante condotta per il secondo anno da Jimmy Kimmel ma almeno senza incidenti. Apertura vintage in bianco e nero, voce stentorea da primi radiogiornali: “Un grande onore essere qui. Lo scorso anno mi hanno chiesto se volevo fare una gag con i notai e io ho detto di no, così hanno scelto di fare un numero comico tutto loro”. Già dalle prime parole il presentatore ha fatto i conti con la clamorosa gaffe dello scorso anno, con lo scambio di buste e il premio per il miglior film al titolo sbagliato e avvertito la platea: “Quest’anno quando sentirete il vostro nome, aspettate un minuto prima di alzarvi”.

Poi il comico ha affrontato il tema dello scandalo Weinsten e avvicinandosi alla scultura a misura naturale dello zio Oscar ha detto: “Sicuramente è l’uomo più rispettoso della città: tiene le mani ben in evidenza e soprattutto non ha pene”. Ma il tema delle molestie non è soltanto un’occasione per battute e gag Kimmel ricorda l’importanza del movimento e dei risultati che Time’s Up ha raggiunto fino ad ora con la raccolta di fondi per le vittime delle molestie. Nel suo discorso introduttivo Kimmel ha fatto anche una battuta su Chiamami col tuo nome, il film di Luca Guadagnino con cui l’Italia spera: “Non facciamo film come questo per i soldi, ma per indisporre Mike Pence” ha detto il comico con chiaro riferimento all’omofobia del vicepresidente.

Il premio per la miglior regia è andato a Guillermo Del Toro per il suo The Shape of Water: “Sono un immigrato come Selma, come Gael, come il mio amico Alejandro. Credo che la cosa bella del nostro mestiere sia cancellare le linee nella sabbia e dobbiamo continuare a farlo nostante il mondo ci dica di tracciarle più a fondo. Sono felice che qualcuno abbia creduto nella storia d’amore tra un uomo anfibio e una donna muta. Come una volta James Cagney disse “mia madre vi ringrazia, mio padre vi ringrazia e i miei fratelli e le mie sorelle vi ringraziano. Io vi ringrazio”. Tornato sul palco per ritirare la statuetta come miglior film Del Toro aggiunge: “Da ragazzino in Messico non avrei mai pensato di farcela e invece eccomi qua”.

Il miglior attore protagonista: Gary Oldman. Pronostici rispettati anche per il riconoscimento al miglior protagonista andato a Gary Oldman e alla sua straordinaria interpretazione in L’ora più buia nel ruolo di Winston Churchill. “Ho vissuto negli Stati Uniti per molto tempo e devo ringraziare per le amicizie, la famiglia, la casa e ora un Oscar che questo paese mi ha dato”. Dopo aver ricordato i propri colleghi la chiusura del discorso del ringraziamento è stato dedicato alla mamma “che è più vecchia dell’Oscar perché ha 99 anni e sta guardando la cerimonia dal divano. Grazie, mamma, per il tuo amore”.

La migliore attrice: Frances McDormand. Ancora una volta, in questa lunghissima stagione dei premi, è l’attrice dei Coen a salire sul palco e a conquistare un secondo Oscar dopo quello del 1997 per Fargo. “Ho qualcosa da dire – ha esordito l’attrice statuetta in mano – Voglio ringraziare Martin McDonagh, ogni persona in questo palazzo e poi il mio clan fatto da Joe (Coen, ndr.) e Pedro (suo figlio), so che sei fiero di me”. Dopo di che alla richiesta “voglio un po’ di prospettiva” ha chiesto a tutte le donne filmaker nominate di alzarsi in piedi, a partire dalla sua amica Meryl Streep: “Guardatevi intorno tutte noi abbiamo storie da raccontare e soldi da raccogliere per realizzarle ma non parlatene stasera ai party. Prendete appuntamenti in ufficio tra un paio di giorni”.

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Il miglior attore non protagonista: Sam Rockwell. Consegnato dalla magnifica Viola Davis in un abito rosa shocking, il premio al miglior attore non protagonista è andato a Sam Rockwell, come da previsioni. Il suo ritratto di poliziotto mammone e razzista capace però di un riscatto di Tre manifesti a Ebbing, Missouri ha colpito l’Academy. Dopo un forte abbraccio con il sodale Woody Harrelson è salito sul palco con un foglio pieno di persone da ringraziare, tra cui Frances McDormand sua compagna di set commossa, e se ne è andato con una dedica commovente: “Al mio caro amico Phil Hoffman”.

Trucco e parrucco a ‘L’ora più buia’. Se molto del personaggio di Churchill è merito di Oldman un grande aiuto è venuto dal terzetto composto da Kazuhiro Tsuji, David Malinowski e Lucy Sibbick che infatti si è aggiudicato il premio per il miglior make up per lo straordinario lavoro che hanno fatto per trasformare Oldman nel cancelliere. La statuetta è stata consegnata da Armie Hammer e Gal Gadot.

Migliori costumi a ‘Il filo nascosto’. Con quegli abiti meravigliosi, frutti del talento cinematografico del sarto Woodcock di Il filo nascosto ma in realtà dell’abile mano del costumista Mark Bridges, l’artista americano si è aggiudicato il premio per i migliori costumi. Dal palco ha ringraziato “i suoi collaboratori e in particolare Paul Thomas Anderson per aver scritto un film così straordinario”. Con il discorso più breve della serata si è aggiudicato una moto d’acqua messo in palio da Kimmel.

E dopo il premio al Miglior documentario a ‘Icarus’ di Bryan Fogel che indaga il doping negli atleti russi, c’è stato il primo momento musicale della serata con un’intensa Mary J. Blige che ha interpretato la sua Mighty River con cui è candidata. L’attrice e cantante ha infranto un record: è la prima artista ad essere stata nominata nello stesso anno per un brano e come attrice, in questo caso miglior non protagonista per Mudbound. Il film che ha ricevuto quattro nomination, racconta gli effetti della seconda guerra mondiale su due giovani soldati che rientrati a casa vivono lo stress post traumatico. Uno bianco e l’altro nero affronteranno i pregiudizi del resto della comunità sulla loro amicizia.

Triplo premio tecnino per Dunkirk, il film bellico di Chris Nolan sullo straordinario sforzo fatto per portare in salvo centinaia di migliaia di soldati britannici e francesi dalle spiagge francesi sotto l’attacco dei tedeschi. Miglior montaggio sonoro è andato a Alex Gibson e Richard King mentre Gregg Landaker, Gary A. Rizzo e Mark Weingartern sono stati premiati per il suono. Il film di Nolan ha vinto anche per il miglior montaggio di Lee Smith.

Ilpremio per la miglior scenografia è andata allo scenografo Paul Denham Austerberry e agli arredatori Shane Vieau e Jeffrey A. Melvin che hanno ricostruito l’America anni Sessanta di The Shape of Water e il mondo subacqueo dell’uomo – pesce. Un po’ di delusione per l’Italia che aveva l’arredatrice friulana Alessandra Querzola candidata per Blade Runner 2049. Appena il trio ha lasciato il palco sono apparis Gael Garcia Bernal con il chitarrist

a . L’attore messicano ha intonato Remember me dal cartoon Coco e poi ha passato la palla alla cantante Natalia Lafourcade che ha proseguito il brano in spagnolo tra ballerini e scenografie tratte dal film. Con pioggia di coriandoli finali.

Miglior film straniero è il cileno Una donna fantastica del regista Sebastián Lelio, che ha per protagonista Marina una transgender la cui vita viene sconvolta quando l’uomo che lei ama muore improvvisamente.  È in quel momento che la sua natura transgender la metterà di fronte ai pregiudizi della società in cui vive.Il premio per la miglior attrice non protagonista è andato a Allison Janney, madre manipolatrice di Tonya, il film sulla pattinatrice Tonya Harding. “Ho fatto tutto da sola… – ha scherzato sul palco l’attrice – niente potrebbe essere più lontano dalla realtà”. E lì è iniziato un lunghissimo elenco di ringrazimenti che hanno coinvolto anche la sua collega di set Margot Robbie.

A tutta animazione. Il premio per il miglior corto cartoon va al maestro dell’animazione Glen Keane (La bella e la bestia, La Sirenetta) e a Kobe Bryant per l’autobiografico Dear Basketball, mentre il premio per il miglior lungometraggio di animazione è andato, come da previsioni, a Coco, il gioiello Pixar – Disney. Sul palco sono saliti la produttriceDaniela Vega, prima presentatrice trans nella storia degli Academy, ha poi introdotto la performance del brano Mystery of love di Sufjan Stevens dalla colonna sonora di Chiamami col tuo nome con una prescrizione: “Siete pronti ad aprire il vostro cuore?”. Poi è arrivato il momento del premio per i migliori effetti speciali attribuito al Blade Runner di Denis Villeneuve e ai suoi quattro maghi degli effetti John Nelson, Gerd Nefzer, Paul Lambert e Richard R. Hoover. Arrivato alla sua quattordicesima nomination Roger Deakins ha vinto finalmente il suo primo Oscar per la fotografia di Blade Runner 2049.

Dopo un momento

goliardico in cui il conduttore ha trascinato un manipolo di star, compreso Del Toro e Margot Robbie, in un vicino cinema a distribuire snack e scegliere uno spettatore per presentare il prossimo premio. L’Oscar al miglior corto documentario è andato Heaven is a traffic jan on the 405 di Frank Stiefel mentre quello al miglior cortometraggio a The Silent Child di Chris Overton e Rachel Shenton che ha fatto il suo discorso di ringraziamento con il linguaggio dei segni proprio in omaggio a quei bambini, come il protagonista del loro film, non possono sentire

Per il movimento Time’s Up sul palco sono salite Anna Sciorra (“che bello rivedervi tutti, è passato un po’ di tempo”), Ashley Judd e Salma Hayek che hanno ricordato che in questi mesi “molti hanno detto la loro verità e lentamente una nuova strada è emersa, nuove e differenti voci sono emerse che insieme finalmente possono dire Time’s Up”. Hayek si è augurata che i prossimi 90 anni possano essere di “diversità e uguaglianza”. Tutte e tre queste attrici hanno denunciato Harvey Weinstein di molestia.

Il premio per la miglior sceneggiatura originale è andata all’horror politico del regista afroamericano Jordan Peele Get Out. Peele dal palco ha detto: “Ho scritto questa sceneggiatura venti volte perché mi sembrava impossibile funzionasse, quindi dedico questo premio a chi mi ha permesso di far sentire la mia voce”.

La musica struggente di Alexandre Desplat per The Shape of Water ha vinto l’Oscar per miglior colonna sonora e ha ringraziato il regista Del Toro per avergli ispirato questa “melanconia dell’amore”. Mentre la migliore canzone è stata giudicata, a sorpresa, Remember me dal cartoon Coco. La firma la coppia artistica ma anche nella vita Kristen Anderson-Lopez e Robert Lopez che hanno salutato le figlie in platea.

Guida ai magnifici nove che si battono per il miglior film

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Sono nove titoli diversissimi fra loro ma tutti ugualmente interessanti. Tra loro c’è il film con cui corre il nostro Luca Guadagnino e la commedia dell’unica regista. Scopriamoli insieme hiamami col tuo nome, Dunkirk, Get Out, Il filo nascosto, Lady Bird, La forma dell’acqua, L’ora più buia, The Post, Tre manifesti a Ebbing, Missouri. Sono questi i magnifici nove che corrono per l’Oscar come miglior film, la statuetta più importante che viene consegnata per ultima, nella lunghissima cerimonia al Dolby Theater che per il secondo anno consecutivo sarà condotta dal comico Jimmy Kimmel. Ora che i votanti dell’Academy (più di 7000 persone) hanno finito il loro compito, comincia il conto alla rovescia verso la notte del 4 marzo. Nell’attesa cerchiamo di conoscere meglio i titoli che si sfidano per il premio più importante. Il record delle nomination (13 in tutto) per l’edizione 2018 va al fantasy di Guillermo Del Toro La forma dell’acqua – The Shape of Water, storia d’amore tra una donna delle pulizie muta e un uomo pesce nell’America della Guerra fredda.

Con otto candidature c’è il film bellico Dunkirk di Christopher Nolan che racconta come durante la Seconda Guerra mondiale centinaia di migliaia di truppe alleate intrappolate sulla spiaggia francese di Dunkerque furono liberate dagli Spitfire della RAF e da centinaia di piccole imbarcazioni che misero in attop un un disperato salvataggio. Tra gli aspetti più impressionanti del film c’è la scelta di girare in esterni dove gli eventi hanno realmente avuto luogo: in Francia utilizzando la tecnologia IMAX insieme alla pellicola 65mm.

Il favorito come miglior film, almeno secondo i bookmaker e gli addetti ai lavori, è Tre manifesti a Ebbing, Missouri dell’anglo-irlandese Martin McDonagh. Protagonista Frances McDormand, favorita come miglior attrice, nei panni di una donna che lotta per avere giustizia dopo che sette mesi fa sua figlia è stata violentata e uccisa. Una dark comedy con un cast strepitoso (tre sono gli attori candidati) raccontata con un umorismo nero tagliente e corrosivo. Sette nomination.

L’ora più buia è il ritratto di Winston Churchill in uno dei momenti più difficili della storia moderna della Gran Bretagna. Gary Oldman, favorito come miglior attore interpreta il Cancelliere nel momento in cui le nazioni Alleate capitolano agli attacchi della Germania nazista e l’esercito britannico è bloccato in Francia. Col proprio partito cospirante contro Re Giorgio VI, Churchill deve affrontare il supremo dilemma: negoziare un trattato di pace con Hitler e salvare il popolo britannico, o combattere fino alla fine, contro ogni ostacolo e previsione?

Sono sei le candidature del film di Paul Thomas Anderson Il filo nascosto, sul sarto inglese Woodcock ispirato alla figura di Cristóbal Balenciaga. Lo interpreta Daniel Day-Lewis in quello che dovrebbe essere il suo ultimo ruolo, accanto a lui due personaggi femminili forti: la moglie e la sorella interpretate da Lesley Manville (candidata) e Vicky Krieps. Anderson con questo film debutta anche come direttore della fotografia.

Lady Bird, cinque candidature, è il debutto alla regia dell’attrice e sceneggiatrice Greta Gerwig (unica donna nella cinquina dei registi candidati solo quinta in tutta la storia dell’Academy) che racconta gli ultimi mesi di liceo dell’adolescente interpretata da Saoirse Ronan (candidata a miglior protagonista) e del suo conflittuale rapporto con la madre (Laurie Metcalf, ugualmente nominata come non protagonista).

Il film del regista italiano Luca Guadagnino Chiamami col tuo nome corre in quattro categorie. Il romanzo di formazione (tratto dal libro di André Aciman) di un giovane americano (Timothée Chalamet) che trascorre l’estate nella grande casa di vacanze dei genitori a Crema e la scoperta del sesso e dell’amore attraverso l’incontro con uno studente del padre (Armie Hammer). Il film è candidato oltre che per miglior film, migliore adattamento, miglior attore e miglior canzone del cantautore folk Sufjan Stevens.

Il vero outsider della gara è l’horror politico Get Out, scritto e diretto dall’ex comico afroamericano Jordan Peele. Un film antirazzista che mescola i generi (c’è anche parodia e umorismo insieme alla tenzione) per raccontare del weekend del nero Chris all’incontro con i genitori wasp della bella fidanzata, con inquientanti risvolti. Quattro nomination ma tutte importanti, compreso miglior regia e miglior protagonista, Daniel Kaluuya.

Ha soltanto due nomination il film di Steven Spielberg The Post. Candidato come miglior film e per la sua protagonista, Meryl Streep, alla sua ventunesima candidatura (un record), il film racconta i Pentagon Papers, l’inchiesta che fece emergere documenti segreti che riguardavano la guerra in Vietnam e la decisione di proseguirla sebbene fosse chiaro che non avrebbe portato la vittoria. Il film racconta l’epoca dal punto di visto dell’editrice Katharine Graham, prima donna alla guida del Washington Post.

 

‘Il giovane Karl Marx’, vita da romanzo di un ragazzo visionario

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Il 5 aprile al cinema il film diretto da Raoul Peck. Dall’incontro con Engels alla stesura del Manifesto alla vigilia dei moti che sconvolgeranno l’Europa, l’avventura di un rivoluzionario che ha cambiato la Storia

Karl Marx non è mai riuscito a diventare un personaggio cinematografico. La sua figura è sfuggita al grande schermo, perfino nella produzione dei paesi comunisti (gli annali registrano giusto un film sovietico del ’66, e un film della Germania Est di due anni dopo, che lo accoppiava a una gang di bambini). Su di lui c’era l’ultimo progetto di Roberto Rossellini poco prima di morire, subito dopo Il Messia, e l’accoppiata delle due biografie fu vista come un ideale “compromesso storico” al cinema (si era nel ’77). Poi, giusto qualche apparizioni in un paio di film televisivi, l’apparizione in effige nell’iconoclasta Sweet Movie (1974) di Dusan Makavejev, in cui una sua statua troneggiava su un battello, e certi sketch animati dei Monty Python.

Eppure la sua biografia è tutt’altro che noiosa, come ricorda nel centenario della nascita il film Il giovane Karl Marx diretto dall’haitiano Raoul Peck dopo il documentario su James Baldwin premiato con l’Oscar (I am not your Negro). Una biografia filmata rispettosa e partecipe; molto tradizionale e didattica, certo, con tutti i passaggi ben spiegati, ma pochi cedimenti didascalici, giusto all’inizio per spigare la situazione. Co-sceneggiatore, vale la pena ricordarlo, è Pascal Bonitzer, sceneggiatore (per Jacques Rivette e molti altri) e regista, ma soprattutto teorico e critico di primissimo piano sui “Cahiers du cinéma”.

Il Marx raccontato è quello del periodo 1844-1848, dall’incontro con Engels alla stesura del Manifesto, alla vigilia dei moti che sconvolgeranno l’Europa. In mezzo l’espulsione dalla Francia, le difficoltà economiche, i rapporti con Proudhon, le polemiche e la trasformazione della Lega dei Giusti. È un mondo cosmopolita, quello raccontato, in cui i personaggi fra loro parlano inglese, francese e tedesco.

Il film adempie nobilmente al suo scopo, con una regia funzionale (quando non tenta qualche azzardo stilistico, ma per fortuna sono pochi), ben interpretato (si rivede tra l’altro la rossa Vicky Krieps di Il filo nascosto nel ruolo di Jenny, la moglie di Marx), che fa capire con passabile chiarezza le posizioni interne a un dibattito appassionato, le tattiche e le strategie, gli errori e i limiti, aderendo chiaramente alle motivazioni dei personaggi ma senza scadere troppo nell’agiografia. Per motivi anche di costo, rimane un po’ sullo sfondo la descrizione delle contraddizioni sociali da cui quei movimenti politici partivano, ma in compenso viene fuori un dato non secondario: l’idea di un Marx figlio del Romanticismo, personaggio ottocentesco calato nei moti profondi della sua epoca, a suo modo personaggio da romanzo, non solo analista e teorico, ma anche avventuriero visionario.

fonte.repubblica
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